La moda del contropedale
Chiedono «Più bici, più caos, più libertà». Buona la prima, in linea di principio. E figuriamoci la terza istanza: anche se gira come una pedalata a vuoto, pronunciata così per l’aria. Di mezzo c’è quel disordine con la K variamente/vagamente definito, nel manifesto della Critical Mass-Massa critica italiana: «la coincidenza di un improvviso incontro», «una casualità nel pieno rispetto dell’entropia» (?), «un semplice appuntamento di ciclisti, che si ritrovano a percorrere tutti la stessa strada, magari lentamente, magari al centro della carreggiata, magari in una via solitamente trafficata, magari all’ora di punta». Magari in maniera molto poco urbana, appunto. Dimenticandosi delle norme del nuovo Codice della strada e nondimeno di quelle del vecchio, normale buon senso civico. Ma «la natura del nostro universo non può essere rinchiusa in corsie o in scatole di metallo», sostengono. E allora – magari al suono di un clacson – qualcuno risvegli i sognatori dalla loro buonanotte di divertimento e di tendenza, da San Francisco con furore ideologico, roba forte per un uso sovversivo della bicicletta, oh yeah.