Cosa resta di Calciopoli un anno dopo
Un anno fa, Calciopoli (per gli ottimisti Moggiopoli, per i pessimisti Sportopoli). Lo scandalo e lo scandalismo delle intercettazioni telefoniche. Il commissariamento della FIGC. Le nomine di Guido Rossi e Francesco Saverio Borrelli. Le richieste del procuratore Stefano Palazzi. Le sentenze, rispettivamente, della Commissione d’Appello e della Corte Federale. E infine della Camera di Conciliazione e Arbitrato del CONI. Sull’esatta misura dei punti di penalizzazione, da attribuire alle deferite Juventus, Milan, Lazio e Fiorentina. Nel frattempo, a distrarre la sedicente opinione pubblica, il trionfo Nazionale ai Mondiali, quelli di Lippi, del gruppo, di Grosso e della testata di Zidane, di Materazzi e della sorella di lui. Poi le prime – festaiole – giornate di campionato. Manco fossero passati cinque anni anziché cinque mesi, anche solo dalla fuga di notizie sulle inchieste in corso (maggio 2006). Nell’aprile scorso, Giancarlo Abete viene eletto nuovo presidente federale. Succede al commissario Luca Pancalli. Rossi è già un pezzo che si è dimesso: anzi, sta per lasciare anche la presidenza Telecom. Borrelli, da par suo, fa in tempo a presentare e a ritirare dimissioni-lampo. E finisce per occuparsi proprio del filone Telecom-Inter, tra le inchieste che si aprono e si chiudono, con l’aria che tira.